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ILREGNODIPIGURA
Deliri scritti a quattro zampe.


diario


17 settembre 2011

TELEGRAFICAMENTE

Il Cannocchiale non funziona più.
Faccio una fatica boia ad inserire le foto, pubblicare post e modificarli.
Mi fiondo qui. STOP




permalink | inviato da YELLOW PIGURA il 17/9/2011 alle 22:21 | Versione per la stampa


24 marzo 2011

Non mi interessa essere capito, mi interessa essere. Capito?

È che l'altro giorno, ho visto un oggetto abbandonato sul marciapiede e sono andata in fissa autistica di fronte a quella disarmonica apparizione... a quel simpatico rifiuto che mi ha fatto pensare a quante volte mi è capitato di sentirmi:

Fuori tempo, quando sbaglio tutte le battute e poi a casa mi viene in mente che: “Santoiddio, avrei potuto dire così o cosà... e invece cos' ho detto? Una benemeritacippa”.

Fuori luogo, quando dico qualcosa che penso veramente e la gente rimane interdetta, stupita e peppléssa e mi guarda seria, serissima direi. Poi abbassa lo sguardo e cambia discorso. Nel frattempo, brina e... trenino! Peppépeppépeppé aeiou ipsilon.

Fuori di me, quando qualcuno ridice la stessa cosa di cui sopra, magari in una forma migliore, e la gente lo guarda con la faccia da: “Apperò, questo sì che è un intervento intelligente, simpatico, acuto, brillante, smagliante, furbante... ”.

Fuori posto, quando vorrei con tutta me stessa ordinare un sushi misto, ma sono in pizzeria. Quando mi vesto da porno-segretaria e alla fine si decide di andare a sentire un gruppo che suona dal vivo in un circolino spuzzo di finti comunisti.

Fuori dal tunnel, da quando mangio (certo, magari in maniera disordinata e naif) ma almeno mangio.

Fuori forma, quando mi guardo allo specchio e mi accorgo che ho gli stessi capelli di Toto Cotugno e quel nonsochè di Wanna Marchi.

Fuori uso, quando non ho voglia. Punto.

Fuori controllo, quando controllo per la decima volta se ho chiuso il gas, spento bene le sigarette, chiuso la porta, chiuso l' acqua, chiuso la macchina o quando sono in un posto chiuso, in un gruppo chiuso, tra menti chiuse. Ah, sono fuori controllo anche quando un uomo mi bacia sul collo, appena dietro all' orecchio, quando mi stringe i polsi e quando entro in un negozio di scarpe, durante il periodo dei saldi.

Esser tagliata fuori, quando realizzo che son sempre l' ultima a sapere le cose.

Esser fatta fuori, la volta che ho percepito un retrogusto di merda appena pestata, chiamato mobbing.

Fuori moda, quando mi ostino a vestirmi come se fossi un fumetto.

Fuori dal coro, quando stono con il resto dell' universo mondo. No dico, non solo stono, canto proprio un'altra canzone. Quando mi sento fuori dal gregge e assumo la forma della Yellow Pigura che bela e pascola tra le nuvole, stelle filanti e sirene. Bèh?

Fuori dal comune, quando riesco a riconoscere e a riconoscermi qualcosa, ad esempio che a volte qualcuno ha ragione quando mi dice: Tu. Sei. Geniale.

Fuori strada, quando mi perdo nei sentieri delle mie saghe mentali e sento che il navigatore centrale è andato in tilt.

Infine, io ci sto dentro come un barattolo di Nutella abbandonato sul marciapiede.


 


23 dicembre 2010

PENSIERI DI UNO STOCCAFISSO

C'è che questa mattina ho sentito la sveglia e, nel tentativo di spegnerla, ho realizzato che no. Non riuscivo a muovermi: mi ero trasformata in uno stoccafisso.
Lì, immobile di mummia, con la suoneria della sveglia in loop, ho avuto due pensieri:
Il primo: se solo Kafka avesse saputo di questa mia, avrebbe scritto un libro su di me. Altro che Gregor Samsa e la larva di malmignatta.
La seconda: Malimortè. Ci mancava solo il torcicollo in questo, già incartapecorito, Natale.
Insomma, da qualche tempo a questa parte seguo (scetticamente, ma incuriosita) le teorie di Hamer.
Il dottor Hamer dice che ogni malattia è causata da un trauma emotivo (o conflitto interno) che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, un trauma che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere.
Dice che il cervello entra in azione mettendo in moto uno speciale programma biologico per la sopravvivenza dell'individuo.
Dice che l'intensità del trauma emotivo determina la gravità della malattia, mentre il tipo di emozione vissuta determina la localizzazione nel corpo.


Bene. Vado ad indagare  e cosa scopro? Che secondo la sua medicina, il TORCICOLLO è un conflitto di autosvalutazione intellettuale.
In effetti, tutto mi si disvela: è un mese che rimugino su alcune cose ed è una vita che penso che la volta in cui pioveva autostima, di sicuro avevo l'ombrello aperto.

Rimugino sul fatto che la mia personalità, fatta per il 10% di razionalità e per il 90% di creatività, passione, fantasia, colore, immaginazione, delirio, venga sempre castigata e graffiata dallo/a stronzo/a di turno.
Come dire, nei momenti in cui riesco a mostrare realmente me stessa e a stare bene in una situazione, c'è sempre uno SCRATCH che recita più o meno così:

"VA BENE TUTTO EH... MA FORSE HA UN PO' ESAGERATO A SCRIVERE QUELLA COSA, A FARE QUELLA COSA, A BALLARE IN QUEL MODO ASSURDO, A TINGERSI I CAPELLI DI CACO, A METTERE QUEL VESTITO, A FARE QUELLA FACCIA, A DIRE QUELLA BATTUTA, A DISEGNARE QUEL SOGNO, A CANTARE IN QUEL MODO, A METTERE QUEI TACCHI, A RIDERE COSÌ DI GUSTO, A FARE LA NARICE DEL CONIGLIO, AD AVERE QUELLA FOBIA, A LASCIARSI ANDARE, A FARE QUELLA PROVOCAZIONE, AD ESSERE COSÌ... DIVERSA".

Si sa, lasciarsi andare e svelarsi, ci rende sempre attaccabili dai bla-bla-bla... ma, anche se si sa, tutto ciò mi fa sentire perennemente sbagliata. Inadeguata. Fuoriluogo e poi... e poi, mi fa venire il torcicollo, chè ogni volta che mi vien da fare a modo mio, mi guardo sempre indietro... mica che ci sia qualcuno alle mie spalle che mi guarda così:

E pensare, che una delle mie canzoni preferite dice: " La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla, ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla... "

E pensare che dice anche: " ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare
e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai! ".


E pensare che adesso quasi quasi, vado a farmi una cioccolata calda e ci puccio dentro i Fonzies, alla facciazza di quelli che ben pensano. Tiè.
                                                                                                                                             

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