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ILREGNODIPIGURA
Deliri scritti a quattro zampe.


PENSIERI SPETTINATI


25 marzo 2011

Momenti di trascurabile scrittura

Ogni volta che butto l'occhio sulla nota 'buoni propositi 2011' ho un conato di noia e mi giro dall'altra parte, come un gatto quando fa finta di non aver sentito o capito. Ho scoperto che la felicità sta da tutt'altra parte rispetto alla realizzazione dei buoni propositi, e tanto meno rispetto al completamento di qualsiasi 'to do list', a meno che non sia vuota. A meno che la felicità non stia nella parola tudù o tutù. 


Mi ha reso felice  la camminata dondolata di una nonna dalle gambe trapezoidali. Fresca di piega da nonna, di abito buono, di bouquet della laurea del nipote. Dondolante e dondolata da quell'orgoglio particolare dei nonni, totalmente proiettato sulle nostre vite. Ho pensato che lo stesso momento fosse di dondo-gongolamento per lei e di trascurabile felicità per me. 
E mi sono ricordata che sto  leggendo un libro che forse un giorno comprerò. Ogni volta che entro in una libreria, lo apro e ne leggo qualche riga a caso. Probabilmente fra moltissimo lo finirò, io non ho fretta. Momenti di trascurabile felicità, il titolo. Me lo ripeto un sacco di volte e alla fine credo che quel titolo sia un libro non ancora scritto, e che il libro sia la prefazione del titolo. Insomma, spero che rimanga per tutta la vita di facile reperimento tra gli scaffali delle librerie di tutto il mondo, altrimenti come faccio. La  certezza del dubbio spiega l'assenza del punto interrogativo. Dovrò  chiedere al commesso con la puzza sotto il naso dove l'hanno messo e gli esami non finiscono mai, anche se sei tu a fare le domande.  

La felicità è più spesso nelle piccole persone che nelle piccole cose. È poter essere totalmente invisibili o totalmente rosa confetto, come quella signora di fianco a me al semaforo, col colbacco di pelo, un giubbotto lucido, un paio di leggings, un paio di sneakers, una borsa figurata, e magari anche il nome: Rosa. 
La fila di scolari in gita fuori dalla gelateria vicino alla stazione, bellissimi come le pecore. Il più delle volte la felicitá mi arriva in un colpo d'occhio e scivola via senza che mi accorga. 
Un bellissimo paio di ballerine rosse che camminano. 
Soltanto l'idea di Alice nel paese delle meraviglie, perché la storia mi ha sempre annoiato a partire da quando lei incontra le carte da gioco, poi mi perdo e penso ad altre storie. 

Da bambina ero felice quando sapevo di addormentarmi sopra tutti quei pezzettini di carta sotto al mio cuscino. E il mattino dopo mamma li trovava e, chissà con quali domande, li toglieva.

Il piacere di imbambolarsi. Il piacere di sentirsi un po' baccalà. 

Il non sentirsi col fiato sospeso in totale assenza di conclusioni. 




permalink | inviato da YELLOW PIGURA il 25/3/2011 alle 22:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa


6 marzo 2011

Il ruggito della cicogna

Sono incinta. Più o meno da quando ho scoperto il significato del termine nella sua versione staccata: 'in cinta', dentro la cinta. Mah.
Sono stata incinta della paura di esserlo, quando ho avute le prime storie potenzialmente serie. Immaginavo il momento in cui, tornata da scuola, avrei dovuto dire ai miei che aspettavo...
'Ma chi?' 
'Eh, ancora non lo so.' Cataclisma. 
Sono incinta del mio essere figlia nei litigi tra i miei. Ogni volta mi sento partorire, o forse abortire, non so. In ogni caso è un gran dolore. Sono incinta del mio stare ancora dai miei e ho la nausea mattutina di chiunque mi chieda il perché. Partorisco pianti a non finire, ognuno in ritardo rispetto al momento previsto. Adotto stili di vita e convinzioni diverse e contraddittorie, che alla fine diventano la mia vita.Continuo a fare e a disfare famiglie immaginarie, a osservare e a non capire la realtà, che per quanto 'stramba e assurda' ci sforziamo di comunicare, a me sembra sempre una noia mortale. Sono incinta di cattiverie altrui, di punti interrogativi, di corretti propositi e di immorali conclusioni. Sono madre e figlia di me stessa e questo è il vero casino.
Poi, da quando mi sono laureata è successo il magi-tragico boom. Un boom che non è ancora finito, anzi, è sempre più rumoroso. Uno strano boom pluriennale. Prima i conoscenti, poi gli amici, poi gli ibridi, hanno cominciato a metter su famiglia, che equivale a sposarsi e fare figli, o a far figli e poi sposarsi, o a fare figli senza sposarsi. È un granello che ha scatenato una valanga che ancora deve terminare; una catena di Sant'Antonio nella quale sono finita per caso in Copia Conoscenza.
Il risultato è che da qualche anno sento profondamente di essere incinta di un enorme asilo nido, di madri che aspettano e di madri che desiderano aspettare. Se la mia percezione del tasso di natalità facesse testo, adesso il mondo sarebbe tutto Cina e la Chicco si mangerebbe allegramente la Apple. Sento che sto diventando una teorica del pre parto, del parto, del post parto. Una zia dell'universo. Una gran palla. E intanto bevo campi di tè verde e ho ripreso a fare le verticali, con la speranza di fermare il tempo, perché il mio parto, ahimé, è ancora improgrammabile. 

''La verità é che ci vuole una ragione speciale per non volere dei figli. Non è una scelta volerli, è una scelta solo il non volerli. Come se la corrente ti portasse automaticamente a farne, di figli. Se non ne vuoi, devi pensare tu alla diga, se no addio, vai dove van tutte: a fondovalle giù per il torrente. Io quella diga non ho saputo farla. 
Però mi viene da pensare ai salmoni. In realtà io penso spesso ai salmoni. Sono pesci speciali, si godono la vita in lungo e in largo per il mare; poi da vecchi, dico da vecchi, si fermano e si chiedono: e poi? Che sarà dopo di noi? Si, secondo me si chiedono questo. Così, prima di morire, pensano a riprodursi: da vecchi, quando proprio non ce la fanno più. Allora prendono il loro destino sulle spalle, tanto che gliene importa? ormai hanno vissuto. Risalgono i fiumi e depositano le uova. Fatto. Poi muoiono. Geniale.'' (Paola Mastrocola - Palline di pane)




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13 febbraio 2011

San Valentino meno uno

Conosco il cameriere, così ci diamo del tu, lui col dovuto distacco di quell'abbottonatura un po' impalata. - 'Siete pronti?' - 'Sì.'- 'Dimmi...'- 'Un fagottino di verdure, una minestra pîna, un galletto al forno con patate profumate e una dadolata di zucca con aceto balsamico. Al dolce penso alla fine.'La mia ordinazione. Il pinguino -'..hai fame?...'La vacca - '?..perché...dici che è troppo?'Ale rimane zitto, abituato a mangiare la metà di me pur riempendosi il doppio. Io l'alibi del 'fa molto movimento', anche se ho sempre mangiato così, dai tempi del ballo del qua qua. Chissà se Ale teme di vedermi lievitare quando smetterò di saltare e correre sù e giù, chissà cosa prova un uomo a vedere un delfino trasformarsi in balena. Chissà se domattina penserò 'che merda il lunedì', come faccio tutti i lunedì. Alla fine ho fatto togliere il galletto. Ma lo so già, che per giorni, nei momenti di fame buia, penserò al povero galletto che ho lasciato e che, seppur da morto, avrei glorificato come mai nessuno aveva fatto.Alle feste di compleanno dei miei amichetti mi rimpinzavo di panini dolci al prosciutto cotto fino a scoppiare, finché non me li sentivo uscire dalle orecchie. A un certo punto dovevo smettere. Ma il giorno dopo, al primo segnale di fame, pensavo ai panini dolci al prosciutto cotto che avevo lasciato su quel tavolo, infilzati dalla bandierina dell'Ungheria o della Bulgaria. Quei panini, che buoni.'Hai fame.' Certo che ho fame. Tant'è che alla fine ho preso la torta al cioccolato. Con la salsa al caffè.




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26 gennaio 2011

Scusa se ti chiamo post

L'ho scritto. Nella lista dei buoni propositi duemilaundici ho messo 'riprendere a scrivere'. È facile che la mia scrittura arrivi di sproposito, coi tempi e i termini sbagliati. Insomma, potrei aver sbagliato lista, o potrei non aver ancora capito il significato di proposito buono. Facile come trovare una canotta di cotone tra i maglioni invernali. 



 ... E finalmente avrei visto una barriera corallina. Pesci colorati, barracuda, delfini... Mi penso attaccata alla pinna del delfino che sorride, mentre urlo 'guardaaaaaa' e me ne vado via lontano. La guida ci racconta tutto quello che vedremo e che non potremo toccare, perché altrimenti muore. Penso a me che accidentalmente tocco un corallo. E moriamo: prima io e poi il corallo. Anzi, prima il corallo, poi io. Anzi, insieme. E ce ne andiamo via lontano. Ale prepara la macchina fotografica subacqua. Abbiamo una macchina subacquea che fa anche i video e questo ci illude di essere un gradino sopra gli altri, senza un vero motivo. Tutti gli altri nuoteranno e guarderanno, riga. Noi nuoteremo, guarderemo e riprenderemo: i colori, i coralli, me a cavalcioni sul delfino. Tuffo in acqua. Tutti gli altri a bomba, io a candela perchè ho la macchina per riprendere. Non voglio far stare nessuno sulle spine, quindi chiariamo subito che non ho visto l'ombra di un delfino. Ma i pesci colorati sì. Inimmaginabile la fantasia di Dio nel colorare i pesci. Evidentemente Dio è un pazzo. Comincio a riprendere. Presa dall'entusiasmo e dal freddo e dalla foga ma, soprattutto, dalla mia incapacità di intendere e di volere, spingo su play e pausa, play e pausa, pausa e play, pausa e play. Seguono trenta minuti di inconsapevolezza del fatto di aver spinto pausa e poi pausa ancora. La mia stupidità il più delle volte richiede brevità e silenzio. Scorrendo tra una ventina di clip da mal di mare, in cui si alternano la mia coscia e la superficie dell'acqua alla rovescia, cerco una giustificazione, un perché. Che ovviamente non c'e.




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24 novembre 2010

Acqua e zenzero sul fuoco

Forse ci sarebbe da ricominciare tutto da capo: i social network, il blog, le piattaforme, le e-mail, internet, l'idea del lavoro e del tempo libero, Eva e Adamo. La strada da percorrere era un'altra, intitolata via della libertà. Ma il presupposto sarebbe liberarsi prima dalla zavorra di rompicoglionaggine che sempre più ci appesantisce ogni giorno. Altro che dieta a zona e Power Pilates, altro che dottoresse Tirone e tapiri di sale della Wanna. Facciamo tutto da soli, nessuno ci ha mai obbligati a essere più stronzi dei cani e meno intelligenti dei gatti. 

Ora, non ho capito bene il punto di arrivo di questa mia presa d'atto, ma di una cosa sono quasi certa: avevamo deciso che questo blog non sarebbe c'entrato nulla con il Cannocchiale, la Cannocchiala, la politica e gli stati d'animo de loro artri. 
Qui nel regno di Pìgura chiunque è libero di delirare come yellow gli pare... ed è per questo che chiunque se ne guarderà bene dal farlo.
MyEm0.Com
Punto e a capo.




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permalink | inviato da YELLOW PIGURA il 24/11/2010 alle 17:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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